Tristano

"Hai mai amato cuore mio sinora…? Se dice di si, occhi miei sbugiardatelo, perchè non ho mai visto vera bellezza prima di questa notte…"

… Luce d’Amore…

Scritto da: Blog Admin il 15 Dicembre 2010

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“… Sei mai arrivato in Sicilia con un volo serale…? Vedere la costa, sentire di essere finalmente a casa ti fa venire un tuffo al cuore…”

“… La Sicilia è come una splendida amante… Amata e odiata da chi ci vive… Tutti se ne voglio andare, ma immancabilmente, sentono impetuoso il desiderio di tornarci…”

Seduti in macchina, abbracciati stretti stretti di fronte ad un mare che si confonde con la notte… Le nostre labbra mai sazie, si cercano… Baci dolci come il miele… Voraci di passione… Lievi come sussurri… Ascolto le tue parole, rapito come sempre, cullato da una voce che è melodia…

Ti voglio con me, Amore mio… Ti voglio oltre i confini del tempo… Oltre i cancelli dell’Infinito… sopra ogni cosa…

Ti voglio, compagna della mia Vita… Amica, Moglie e Amante…

Ti voglio ogni giorno, Ti voglio ogni notte, in ogni istante e luogo…

Sei il mio passato.

Sei il mio presente.

Sei il mio futuro.

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… Sei la Vita mia…

Scritto da: Blog Admin il 11 Novembre 2010

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“… Sei tu la luna del tramonto che vanifica gli sforzi delle stelle …tu sei la carezza d’un alito di vento che non tradisce il desiderio d’una foglia stanca. Sono proprio i tuoi occhi …che raggiungono l’orizzonte del mio essere …è proprio la bellezza delle tue mani nude a disperdere dalle mie membra i cumuli di pene o mia creatura con te il piacere non è una goccia di rugiada è amore ch’entra in me con l’allegria d’una cascata ad incendiare i miei terribili abissi. Sì…i tuoi occhi sono il respiro della tua anima, mi trattengono nell’ebbrezza anche senza la tinta d’un ombretto nero… e le tue mani sono belle come sono, fanno sussultare il mio spirito pur se non donano alla vista bracciali e pietre preziose. Io ti amo come sei, mi basta incontrare i tuoi occhi, fiori dell’amore, per avere per sempre l’illusione dell’aurora…”

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Giorni d’Amore

Scritto da: Blog Admin il 21 Ottobre 2010

Ti muovi con l’eleganza di un sinuoso felino

I tuoi gesti misurati ed eleganti

Calamitano i miei occhi ed i miei sensi

Trasportandomi verso luoghi incantati e magici.

Ti stringo a me.

Non voglio più lasciarti.

Voglio imprimere il tuo corpo sul mio

Stampare nella  mente il tuo profumo

Memorizzare ogni millimetro dei tuoi lineamenti

D’improvviso mi guardi

Con quegli occhi grandi

Che mi fanno tremare di gioia

Mi sorridi

Schiudendo le tue dolci labbra

Dolci come il miele

… Poi mi baci…

E io…

Mio Dio mi fai perdere…

E sai una cosa…?

Non voglio ritrovarmi più.

Mai più.

(Ti Amo)rose_rosse

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La felicità

Scritto da: Blog Admin il 22 Agosto 2010

Che cosa è la felicità…?

Per esempio, è cercare la tua mano al risveglio e stringerla nella mia.

Girare il viso e baciare le tue labbra socchiuse…

Gioire guardando il tuo volto sereno dopo una notte di sonno…

Cogliere il tuo primo sorriso del giorno nascente…

Condividere la colazione, godendo della lentezza del tempo, indugiando in un gioco di sguardi.

Una tiepida giornata di sole d’agosto, un giardino verde smeraldo che lambisce la riva di un lago di montagna.

Sdraiati vicini, ascoltiamo ad occhi chiusi il Mondo che ci circonda.

Le risate dei bambini, il rumore dell’acqua, la voce del vento tra i rami degli abeti.

I nostri sussurri si confondono con il cinguettio degli uccelli.

Siamo veramente felici.

Una fetta di dolce in un localino caratteristico. Una bottiglia di buon vino. I nostri baci. Le nostre carezze.

Camminare senza meta, perdendoci in stradine di montagna,

Vicini vicini, protetti dall’ombrello, sotto un cielo dispettoso.

Parole, parole ed ancora parole, affamati di ascoltare le parole dell’altro.

… Una risata argentina…

Guance color vermiglio…

Un bacio che non vorrebbe finire mai

Pomeriggi indimenticabili.

L’affetto di amici carissimi

Una domenica trascorsa in famiglia, piena di simpatia, piena di complicità.

Ogni cosa è più buona, più bella, più dolce…

Lo sguardo di mia Madre su di te.

Un abbraccio ed un bacio che dicono più di mille discorsi.

Siamo veramente felici.

Sei la Donna della mia Vita.

Sei il Mio Amore.

Sei la mia Gioia.

Ed è solo l’inizio di tutto.

Sei Unica.

Sei la Regina del mio Cuore.

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Segesta

Scritto da: Blog Admin il 10 Luglio 2010

La mattina è baciata dal sole Amore mio…

Ti aspetto con la solita impazienza che mi assale quando so che Tu apparirai e, improvvisamente, ogni cosa attorno perderà di significato…

Cammini leggera come una brezza primaverile… Il tuo completo bianco accende nella mia mente ricordi bellissimi. Romantici. Miei e tuoi… Di sguardi che si incontrano, di mani che si cercano, di labbra che si trovano…

Come ora… Dio, quanto mi sei mancata.

Fatichiamo a slacciarci, le nostre anime si ribellano.

I rumori della città, che si mette in movimento, fanno da sfondo gioioso alla nostra colazione.

Un dolce condiviso.

Un sussurro.

Un silenzio, colmo di parole.

La strada è libera. Guidi con una mano sola… L’altra la stringo tra le mie…

Sappiamo che non andrebbe fatto, ma di tanto in tanto i nostri visi si avvicinano, per rinnovare la nostra promessa d’Amore… Che spregiudicati siamo…

Non riesco a smettere di guardarti, Amor mio… La tua pelle colore d’Ambra, profuma d’oriente e di mistero…

E la tua voce, mi rapisce da questa realtà, come una perfetta melodia…

Composizione tra le Composizioni…

E i tuoi occhi…

Mio Dio… i tuoi occhi irradiano la luce più bella… Affine ad un cielo all’alba… Un’alba sgombera dalle nuvole…

E mi ci perdo.

Qui, ora.

Nel Sole della tua Sicilia.

In questi luoghi di bellezza, tra rovine millenarie, veleggiando idealmente in un mare talmente blu da imbarazzare, ci stringiamo l’un l’altro; occhi negli occhi.

Abbiamo percorso tanta strada. A volte tortuosa… A volte impervia… E faticosa…

Ed ora siamo qui.

Finalmente.

Ti Amo.

Perdutamente.

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Ka Mate e Kapa O Pango

Scritto da: Blog Admin il 19 Giugno 2010

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http://www.youtube.com/watch?v=cnQEvhHDsuM&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=56Hb632BCCw&feature=related

Nel suo libro “Maori Games and Haka”, lo studioso Alan Armstrong descrive la Haka così:

“La Haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi… tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l’esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole. È disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l’espressione della passione, del vigore e dell’identità della razza. È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.”

È dunque una danza che esprime il sentimento interiore di chi la esegue, e può avere molteplici significati. Non si tratta, infatti, solo di una danza di guerra o intimidatoria, come è erroneamente considerata spesso, ma può voler anche essere una manifestazione di gioia, di dolore, una via di espressione libera che lascia a chi la esegue momenti di libertà nei movimenti.

È comunque un rituale impressionante, come si può ben vedere dall’esibizione degli All Blacks: si roteano e si spalancano gli occhi, si digrignano i denti, si mostra la lingua, ci si batte violentemente il petto e gli avambracci, si dà quindi un saggio di potenza e coraggio, che si ricollega allo spirito guerriero dei Maori.

L’origine della “Ka Mate”

Attorno al 1820 un capo Maori chiamato Te Rauparaha compose “Ka Mate“, l’haka più conosciuta. Te Rauparaha era l’alto capo dei Ngati Toa and i suoi possedimenti andavano da Porirua fino alla costa di Kapiti. “Ka mate! Ka mate!” furono le parole dette da Te Rauparaha mentre si nascondeva in un pozzo kumara (le kumara sono delle patate dolci; per tenerle all’asciutto sono conservate in un pozzo, dopo essere state raccolte) per sfuggire ai suoi inseguitori, i Ngati Tuwharetoa. Nella sua fuga egli giunse da Te Wharerangi e gli chiese protezione. Sebbene piuttosto restio, Te Wharerangi alla fine acconsentì e gli ordinò di nascondersi in un pozzo kumara. La moglie di Te Wharerangi, Te Rangikoaea, poi, si mise a sedere su di esso.

A riguardo del perchè la donna fece questo ci sono due storie che si tramandano:
- la prima spiega il gesto col fatto che nessun uomo (a quel tempo era considerato sconveniente) si sarebbe messo in una posizione che lo avrebbe portato sotto gli organi genitali femminili. Anche gli inseguitori avrebbero pensato la stessa cosa e avrebbero deliberatamente evitato di controllare il pozzo. Tale pregiudizio ovviamente non interessava Te Rauparaha, che aveva interesse solo a salvare la pellaccia!
- la seconda racconta che la donna si sedette per neutralizzare un incantesimo lanciato a Te Rauparaha dal capo degli inseguitori. In quel periodo, infatti, si credeva che gli organi femminili avessero il potere di “schermare” le persone dai sortilegi.

All’arrivo degli inseguitori, Te Rauparaha mormorò “Ka Mate! Ka mate!” (Io muoio! Io muoio!), ma quando Te Wharerangi disse che l’uomo che stavano cercando era scappato verso Rangipo, egli gioì “Ka Ora! Ka ora!” (Io vivo! Io vivo!). Ma Tauteka (il capo degli inseguitori Ngati Tuwharetoa) dubitò delle parole di Te Wharerangi, così il fuggitivo ripetè sconsolato “Ka mate! Ka mate!” un’altra volta. Fortunatamente gli inseguitori si fecero convincere del fatto che egli non si trovava nel pa (il villaggio) di Te Wharerangi e quindi Te Rauparaha esclamò “Ka ora, ka ora! Tenei te tangata puhuruhuru nana nei i tiki mai whakawhiti te ra!” (Io vivo! Io vivo! Questo è l’uomo peloso che ha persuaso il Sole e l’ha convinto a splendere di nuovo!). L’uomo peloso a cui si fa riferimento nella haka è Te Wharerangi, il capo che diede rifugio a Te Raparaha nonostante il suo desiderio di non essere coinvolto.

Upane“, che vedrete scritto qui sotto, letteralmente significa “terrazza”, ma probabilmente si riferisce ai gradini intagliati nella parete del pozzo per dargli un più comodo accesso. Ogni “upane” descrive i titubanti passi di Te Raparaha mentre emergeva dal pozzo per controllare la situazione. Uno può solo immaginare la gioia di non solo essere scampato alla morte per il classico rotto della cuffia ma anche di ritornare alla luce dal buio del pozzo kumara: “Whiti te ra! Hi!” (Il Sole splende di nuovo! Hi!)

Una volta fuori dal pozzo, nel cortile di Te Wharerangi e di fronte a sua moglie, Te Rauparaha eseguì allora la haka che aveva composto mentre giaceva nel buio. La variante usata degli All Blacks è riportata qui di sotto, assieme alla traduzione. C’è da notare che le parole in alcuni casi sono state divise per indicare la cadenza delle sillabe, durante l’esecuzione della haka.

Testo originale:

Ringa pakia
Uma tiraha
Turi whatia
Hope whai ake
Waewae takahia kia kino

Ka mate! Ka mate! Ka Ora! Ka Ora!
Ka mate! Ka mate! Ka Ora! Ka Ora!
Tenei te tangata puhuru huru
Nana nei i tiki mai
Whakawhiti te ra
A upa…ne! A upa…ne!
A upane kaupane whiti te ra!
Hi!!!

Traduzione:

Batti le mani contro le cosce
Sbuffa col petto
Piega le ginocchia
Lascia che i fianchi li seguano
Sbatti i piedi più forte che puoi

Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo!
Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo!
Questo è l’uomo peloso
Che ha persuaso il Sole
E l’ha convinto a splendere di nuovo
Un passo in su! Un altro passo in su!
Un passo in su, un altro… il Sole splende!!!
Hi!!!

La Kapa o Pango è lo stile più recente, ed è stata introdotta il 28 Agosto 2005

È stata allestita  per essere usata durante le occasioni speciali, ma la sua creazione è stata assistita da diversi esperti delle tradizioni maori per garantirne la coerenza con queste. Rispetto alla haka tradizionale,  le parole di questa danza  si riferiscono più precisamente al team di rugby e alla felce argentata, loro simbolo.

Fu eseguita per la prima volta  il 28 Agosto 2005  e  fu scritta da Ngati Porou Derek Lardelli

« Kapa o Pango kia whakawhenua au i ahau!

H aue, hi!
Ko Aotearoa e ngunguru nei!
Au, au, aue hi!
Ko Kapa o Pango e ngunguru nei!
Au, au, aue hi!
I hah!
Ka ti te ihiihi
Ka ti te wanawana
Ki runga ki te rangi e ti iho nei, ti iho nei, hi!
Ponga ri!
Kapa o Pango, aue hi!
Ponga ri!

Kapa o Pango, aue hi! »

« Guerrieri Neri, fatemi diventare una cosa sola con la terra


Questa è la nostra terra che rimbomba
È la mia ora! Il mio momento!
Questo ci definisce come i Guerrieri Neri
È la mia ora! Il mio momento!

Il nostro dominio
La nostra supremazia trionferà
E si imporrà sopra tutti
La felce d’argento!
Guerrieri Neri!
La felce d’argento!

Guerrieri Neri! »

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Omaggio a Dante

Scritto da: Blog Admin il 8 Aprile 2010

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“…  Poscia ch’io ebbi il mio dottore udito nomar le donne antiche e ’ cavalieri,

pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.
I’ cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che ’nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».
Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».
Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s’altri nol niega!».
Quali colombe dal disio chiamate
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere dal voler portate;
cotali uscir de la schiera ov’è Dido,
a noi venendo per l’aere maligno,
sì forte fu l’affettuoso grido.
«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ’l vento, come fa, ci tace.
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ’l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.
Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso e tanto il tenni basso,
fin che ’l poeta mi disse: «Che pense?».
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore.
Ma s’a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.
E caddi come corpo morto cade…”

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Un Eroe Borghese

Scritto da: Blog Admin il 6 Aprile 2010

Giorgio_Ambrosoli

“Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell’Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro.

Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.

(…)

Giorgio”

Con ben poca fantasia, ho utilizzato lo stesso titolo del romanzo di Stajano. Un titolo che, a mia modestissima opinione, è assolutamente perfetto.

Un Eroe.

Questo è stato Giorgio Ambrosoli.

E non per come è morto.

Ma per come è vissuto.

Ho deciso di iniziare, riportando integralmente il testo della lettera che scrisse alla moglie Annalori, subito dopo aver completato la redazione dello stato passivo della BPI di Michele Sindona.

Rileggerla mi commuove sempre nel profondo…

Perché si legge di Amore… Di un Amore profondo e sincero…

Per la Moglie…

Per i figli…

E per il Paese…

Ed il Paese, nel volto di alcune delle più alte istituzioni, invece di contraccambiare questo Amore, lo ha ucciso.

Ha ucciso un uomo, colpevole di onestà ed integrità morale.

Assoluta e totale.

Un esempio luminoso, di come ognuno di noi dovrebbe affrontare la vita e le sue difficoltà.

Visse quegli anni  consapevole dei rischi che quell’incarico avrebbe portato con se, ma proseguì la propria opera senza cedimenti…  Senza piegarsi alle terribili minacce che riceveva costantemente…

Molto palesi a volte…

Ed a volte occulte, velate dietro “miti consigli”…

Sono onorato di aver conosciuto la sua storia.

E spero che questa storia, bellissima e dolorosa, venga compresa e conosciuta da sempre più persone.

Per non dimenticare.

Grazie Avvocato Ambrosoli.

Grazie per la meravigliosa eredità morale e spirituale che ci ha lasciato.

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Il Sole d’Inverno

Scritto da: Blog Admin il 12 Febbraio 2010

 

Sole d’Inverno;

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… Pensieri di te…

Scritto da: Blog Admin il 9 Febbraio 2010

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